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Il clima mediterraneo e vaste aree ricoperte da una fitta vegetazione e scarsamente frequentate dall’uomo costituiscono l’ambiente ideale per molte specie di animali.

La presenza dei lupi è accertata - vai alla photogallery - nella parte centro-orientale del massiccio, dove alcuni esemplari sono giunti probabilmente dalla Sila al seguito di branchi di cinghiali e dove, grazie alla ridotta presenza dell’uomo (antropizzazione), hanno trovato un habitat favorevole.

Un’altra specie a rischio di estinzione è la lontra, che fa parte della famiglia dei mustelidi, alla quale appartengono anche il tasso, la faina, la puzzola, la martora e la donnola, ma, al contrario di questi animali, la lontra trova il suo habitat ideale nell’acqua. Predilige in genere il medio e basso corso di fiumi, ma è in grado di adattarsi anche nei corsi d’acqua a carattere torrentizio. Nell’Aspromonte la lontra trova il suo ambiente ideale nelle principali valli fluviali. La lontra può arrivare a un peso di oltre 20 kg, raggiungere una lunghezza di più di un metro e un’altezza compresa tra i 60 e i 75 cm. Questo animale è un predatore agile e robusto, che caccia mammiferi di medie dimensioni come le lepri ma cattura anche uccelli e piccoli roditori.

Un altro animale raro, la cui presenza sul territorio del Parco Nazionale dell’Aspromonte non è certa, è la lince. Ritrovamenti di pezzi di pelli fanno pensare che qualche esemplare di questa specie particolarmente difficile da avvistare possa ancora vivere nelle dense e inaccessibili macchie del versante orientale del massiccio.

Ulteriori mammiferi carnivori che popolano i boschi del Parco sono il tasso, la volpe, la faina e la donnola.
Nonostante il fatto che nelle foreste aspromontane vivano numerosi esemplari di
gatto selvatico, è piuttosto arduo avvistarli: si tratta di animali solitari, poco più grandi del gatto domestico e impossibili da addomesticare. Bravi arrampicatori si nascondono tra i rami più alti degli alberi; di sera danno la caccia a piccoli mammiferi e uccelli, ma sono a loro volta cacciati da predatori più grossi, come la volpe e il lupo.

La martora, molto più rara degli altri animali finora menzionati, soprattutto a causa del fatto che in passato è spesso stata vittima dei cacciatori di pelliccia, predilige boschi con grandi alberi: per la sua tana ha bisogno dei grossi tronchi cavi delle foreste antiche.

Si nutre di scoiattoli, di uccelli, di piccoli roditori e di lucertole.
Come in altre zone boscose italiane, il cinghiale è molto diffuso nel territorio del Parco. Preferisce le fitte boscaglie, che gli offrono un buon nascondiglio; nei boschi di querce va alla ricerca di ghiande e rizomi (cioè fusti di piante erbacee perenni).

Altri piccoli mammiferi che vivono nei boschi dell’Aspromonte sono il driomio, un piccolo e raro roditore che assomiglia molto al topo quercino, lo scoiattolo nero (sottospecie che si distinfue dalle popolazioni settentrionali per il colore del manto) e il ghiro, un animale notturno molto comune nelle foreste europee. Si arrampica abilmente sugli alberi e si nutre di semi e frutti, in particolare ghiande e noci.
L’Aspromonte è anche un vero e proprio paradiso per gli ornitologi. La più importante rarità ornitologica presente nel territorio del Parco è l’aquila del Bonelli - vai alla photogallery - (così chiamata in onore di un celebre naturalista dell’Ottocento), estinta nel resto della penisola italiana; di questa specie sopravvivono una o due coppie sulle vette del Parco. Questa specie, che possiede un’apertura alare di 150-180 cm, si riconosce facilmente per il suo volo possente e agile, che alterna volteggi e planate. L’aquila del Bonelli, il cui richiamo è sonoro e melodioso, cattura la sua preda – uccelli e piccoli mammiferi – sia perlustrando la zona di caccia da posizioni elevate (possiede infatti una vista acutissima) sia sorvolando i pendii a bassa quota e gettandosi in picchiata sull’obiettivo; costruisce uno stretto legame di coppia con la propria compagna, assieme alla quale resta per tutta la vita.

Un altro esemplare raro, di cui, sul territorio dell’Aspromonte, restano solo poche coppie, è il Gufo Reale il più grande rapace notturno d’Europa, , che raggiunge un’apertura alare fino a 180 cm e un peso di circa 3 kg.
Costruisce il suo nido fra le rocce, dove si nasconde durante il giorno, mentre di notte scende a quote più basse per sfuggire al freddo. Sopporta la luce del sole grazie alla membrana nittitante: una terza palpebra che, ricoprendo parte dell’occhio, difende la retina quando c’è troppa luce. Si nutre di roditori, uccelli, grossi insetti e anfibi.
Nei boschi dell’Aspromonte vive anche l’astore, un rapace diurno che arriva a misurare 50-60 cm di lunghezza e caccia scoiattoli, lepri, conigli e uccelli (gazze, corvi, piccioni). Ogni esemplare domina un vasto territorio di una regione boschiva, all’incirca 5.000 ettari, che non divide con altri astori e che non abbandona mai. Maschi e femmine vivono nello stesso territorio solo da metà inverno a fine primavera, vale a dire nel periodo del corteggiamento e della riproduzione, fino a quando i nuovi nati non diventano indipendenti.
Nel cielo dell’Aspromonte si possono ammirare ancora il falco pellegrino e altre specie più comuni di rapaci, come lo sparviero, il gheppio, la poiana, l’allocco e il barbagianni.
Tra gli altri uccelli è innanzitutto da segnalare la rarissima coturnice, che vive tra rocce e ciuffi d’erba sui pendii soleggiati della montagna. Un altro uccello raro, ma numericamente in crescita sull’Aspromonte, è il picchio nero, che trova sul massiccio il suo habitat ideale: foreste antiche ben conservate dove trova tronchi sui quali tambureggiare violentemente con il suo potente becco in cerca di piccole prede. Sui tronchi più grossi scava ogni anno il suo caratteristico nido dall’apertura ovale, per la cui costruzione impiega quasi un mese di lavoro.
L’Aspromonte si trova al di sotto di un’importante rotta migratoria, perciò nel Parco sono presenti anche numerose specie di uccelli di passo. Uno di questi è il falco pecchiaiolo, il cui cibo preferito è costituito da api e vespe, le quali non possono nulla contro di lui perché le sue zampe sono protette da solide scaglie cornee, mentre occhi e narici sono difesi da rigide penne setolose.
Il suolo del Parco Nazionale dell’Aspromonte è popolato da diverse specie di rettili, tra le quali vanno segnalati la vipera dell’Hugyi e il cervone, un innocuo serpente cui si attribuisce erroneamente l’abitudine di bere dalle mammelle delle mucche.
Lungo fiumi e torrenti vivono la biscia d’acqua, un serpente non velenoso piuttosto lungo, e la raganella, un anfibio simile alla rana che si arrampica sulla vegetazione che affiora dall’acqua.
Sulle rive delle fiumare si possono osservare la comune biscia dal collare, che è un’esperta nuotatrice, la salamandra pezzata e la salamandrina dagli occhiali, un piccolo anfibio che si trova soltanto in Italia. Per sfuggire al caldo, si nasconde sotto il fogliame e, nei mesi più afosi, cade in letargo in tane sotterranee e umide; si nutre di insetti, ragni e lombrichi, di cui va a caccia dopo il tramonto.
L’ululone dal ventre giallo è un anfibio anuro (cioè privo di coda) piuttosto raro, dal dorso scuro ma con una vistosa e inconfondibile colorazione ventrale. Il nome deriva dal particolare richiamo che emette il maschio.

Nei numerosi torrenti che percorrono il massiccio dell’Aspromonte vive la trota fario.
Tra gli insetti che si possono osservare nel territorio del Parco, sono da segnalare il grande cerambice delle querce, un coleottero che si distingue per la lunghezza delle sue antenne, l’elegante rosalia alpina e lo scarabeo rinoceronte, il cui esemplare maschile è riconoscibile per il lungo corno sul capo.

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